LINEA PROFESSIONALE

Torre del Greco

L’ipotesi d’intervento rappresentato assume valore di riferimento in relazione a modalità operative, rimesse sulla base delle indicazioni del progetto di piano. Tale ipotesi rileva anche la finalità del Piano del Colore, che è quella di conseguire, attraverso interventi integrati, la riqualificazione degli spazi pubblici di relazione, degli apparati allestitivi
commerciali e dei fronti edilizi, nonché, in un’ottica di riflesso, la rigenerazione del contesto urbano e la rivitalizzazione economica.

La complessità delle funzioni presenti nell’ambito urbano in esame, di cui quella commerciale ne costituisce componente essenziale, impone non solo un approccio che coinvolga tutti gli aspetti emergenti, ma altresì un’attenzione mirata allespecifiche problematiche relative al territorio e, in particolare, alla città storica. Perché si attivi un reale processo di
riqualificazione occorre un progetto integrato, un intervento cioè che prenda in considerazione le diverse problematiche che caratterizzano l’ambito urbano.

 

CRITERI
Il Piano del Colore, come tematica complessa che percorre trasversalmente tutta la problematica degli interventi sul costruito e sul nuovo nelle nostre città, costituisce una questione che si è arricchita, in questi ultimi decenni, di consolidate esperienze. Oggi le nuove proposte di piano tendono a considerare quella del colore come questione non
scindibile dalla molteplicità di relazioni che legano ogni elemento della città, dove nulla vale da solo, dove l’architettura è correlata all’urbanistica e dove non è pertanto possibile limitarsi alla considerazione dei soli piani verticali. L’attenzione è oggi tutta rivolta, quindi, allo spazio di godimento pubblico, a quella tridimensionalità compresa tra le quinte edificate,
il cielo e le superfici orizzontali. Le nuove tendenze mirano ad una progettazione di riqualificazione urbana dove l’azione coordinata tra i diversi sistemi e scale d’intervento (pavimentazioni, colore delle facciate, apparati allestitivi commerciali, illuminazione, attrezzature, verde urbano) è finalizzata al recupero della specificità e dell’identità del
luogo

 

IL METODO DI ANALISI

Il percorso metodologico, volto alla definizione dei contenuti del “Piano del Colore per il centro storico e per le strutture di interesse storico-architettonico” è stato articolato in quattro fasi successive:

  • analisi storica-urbanistica

  • analisi dei caratteri urbanistici ed edilizi

  • individuazione delle diverse tipologie di spazi pubblici, di edifici e di esercizi commerciali (determinate in sede d’analisi)

  • individuazione e definizione di specifici tematismi (determinati in sede d’analisi).


Le analisi, sia storica-urbanistica sia dei caratteri urbanistici ed edilizi, riferite ai contenuti del Piano Regolatore Generale e della proposta del “Piano di Recupero del Centro Storico”, alle poche notizie storiche disponibili (bibliografiche e cartografiche) ed ai dati scaturiti dalle indagini sul campo, sono state finalizzate, principalmente,
all’individuazione di spazi pubblici, di edifici e di esercizi commerciali in grado di documentare le diverse tipologie di:

  • spazi aperti e di relazione

  • edifici

  • apparati allestitivi commerciali.

Il risultato di tali analisi è stato rappresentato negli elaborati grafici allegati al Piano. L’analisi dei fronti edilizi ha assunto, in particolare, quale elemento fondamentale di conoscenza l’indagine diretta sui luoghi ed i contenuti della proposta del “Piano di Recupero del Centro Storico”. Il campo d’indagine ha riguardato, oltre al rilievo del
colore, anche tutti gli elementi che concorrono a definire l’immagine cromatica del fronte di un edificio: paramenti murari, modanature, infissi, sistemi d’oscuramento, vetrine, insegne, impianti tecnici (luce, acqua, gas). La necessità di acquisire i predetti dati è scaturita dalla particolarità di gran parte dei fronti costruiti, dove il colore
perde ogni connotazione smarrendosi nella confusione del disegno compositivo delle facciate dei manufatti edilizi. Prevale nel disegno dei fronti edilizi il vuoto delle porte, dei balconi, la trasformazione dei piani terreni e l’insieme dei detrattori ambientali sul pieno della muratura La scelta del colore deve scaturire da un’analisi dei caratteri

architettonici e delle preesistenze cromatiche dell’edificio e da criteri volti ad integrare e a relazionare il fabbricato, restaurato o nuovo che sia, all’ambiente urbano. L’uso del colore e dei materiali di finitura deve rispondere alla funzione gerarchica assunta da ogni edificio in rapporto al contesto. Ogni fabbricato possiede una propria dignità
architettonica che trova significato nel contesto urbano in cui è inserito, e per questo va valutato non singolarmente ma nell’insieme urbano che lo circonda. A tal fine si devono evitare soluzioni volte ad impreziosire le facciate, soprattutto se appartenenti all’edilizia minore, con finiture e colorazioni non consone e tese ad
avvalorarne il ruolo.

CARTELLA COLORI
La cartella colori è stata elaborata dal gruppo di redazione del progetto di piano ed è stata orientata, successivamente, a recepire l’apporto specialistico dello sponsor, essa è suddivisa in n. 4 sezioni. Le sezioni I, II e III comprendono le tinte, realizzate con prodotti a base di calce, ammessi per la coloritura dei paramenti murari.
La sezione IV comprende le tinte vernicianti consentite per le opere in legno e le opere in ferro (sistemi di chiusura di porte e finestre, ringhiere, ecc.). I colori della cartella, identificati da un codice e riproducibili alla macchina colorimetrica (tintometro), corrisponderanno ai campioni-colore da depositarsi presso il Settore “Urbanistica” del Comune. La
riproducibilità delle tinte della “Cartella Colori” consente di utilizzare, su intonaci non a calce, prodotti ai silicati, acrilici e acrilsiliconici.


SISTEMI APPLICATIVI COMPATIBILI
Tra i prodotti vernicianti ammessi risultano utilizzabili le finiture Litosil e Silnovo.



Linea Silnovo

I prodotti della Linea Silnovo conferiscono al supporto un aspetto estetico molto simile alle vecchie tinteggiature a calce con la possibilità di eseguire decorazioni e tecniche di velatura o spugnatura, possiedono un’ottima resistenza agli agenti atmosferici ed al degrado nonché un’elevata permeabilità al
vapore ed un basso assorbimento d’acqua.

Linea Litosil

I prodotti della Linea Litosil rispondono alle norme DIN 4108.3 sulla protezione delle facciate e DIN 18363 secondo la quale un prodotto si può definire “minerale” se contiene meno del 5% di sostanze organiche. Sono contraddistinti da ottima adesione al supporto e garantiscono un’altissima permeabilità al vapore acqueo. Sono tra i prodotti più
indicati nel restauro e nella ristrutturazione di edifici storici, palazzi di rilevanza artistica e architettonica

 

COLORI PER I PARAMETRI MURARI

Per i paramenti murari, i colori sono organizzati attorno a quattro tinte base che rappresentano le tonalità dei materiali della cultura costruttiva napoletana e delle terre locali: i gialli/ocra della pietra di tufo, i gialli/rosati (giallo di Napoli, terra di origine naturale minerale - Pb3(SbO4)2 Antimonio di piombo), i rossi/rosati (Ocra rossa e terra di Pozzuoli di
origine naturale - Ossidi di ferro contenente delle argille e diverse impurità) (Sezione I) ed i grigi della pietra vesuviana (Sezione II). I colori della Sezione I possono essere utilizzati, anche in soluzioni di tinte combinate, sia per i fondi che per le modanature (cornici, lesene, fasce marcapiani, ecc.), ed eventualmente anche per le zoccolature, per i basamenti ed in
genere per tutti gli altri elementi decorativi presenti sulla facciata. Le tonalità presenti in tale sezione sono da preferirsi per i fondi delle facciate.
I colori della Sezione II, con esclusione della tinta “bianco calce”, possono essere utilizzati solo per le modanature, per le zoccolature, per i basamenti ed in genere per tutti gli altri eventuali elementi decorativi ad imitazione della pietra vesuviana. La tinta “bianco calce” può essere utilizzata, oltre per i fondi, sia per gli elementi decorativi a forte rilievo
sia per l’apparato decorativo delimitante le bucature delle aperture delle facciate. La Sezione III comprende i colori non appartenenti alle tonalità calde della tradizione coloristica delle terre naturali. Tali tonalità fredde, per le quali si consiglia un uso limitato, possono essere utilizzate, anche in soluzioni di tinte
combinate, per l’intera la facciata e in particolare per modanature, basamenti e zoccolature. Per le facciate di edifici ricadenti nella tipologia delle “strade del tessuto antico” e per le “strutture di interesse storico – architettonico”, la scelta dei colori della tinteggiatura va fatta nell’ambito delle tinte comprese nelle sezioni I e II. Per le facciate di edifici
situati nella tipologia delle “strade del tessuto storico”, la scelta dei colori della tinteggiatura va fatta nell’ambito delle tinte comprese nelle sezioni I, II e III. La scelta del colore può essere fatta sia in riferimento alle gamme cromatiche comprese nella cartella che all’interno delle infinite variazioni che intercorrono tra una tinta e l’altra, rispettando comunque i limiti imposti dalle medesime
gamme cromatiche, nonché, per le tinte singole, in base alla scala tonale derivata dal colore base.

 

COLORI PER LE OPERE IN LEGNO E IN FERRO


OPERE IN LEGNO
A meno di particolari e documentate situazioni, le opere in legno di manufatti esistenti vanno tinteggiate secondo le colorazioni tradizionali: a) bianco per infissi vetrati e scuri di porte e finestre b) verde scuro/marrone per persiane napoletane. Per la colorazione dei sistemi di chiusura ai piani terra (portoni, vetrine, ecc.) vanno utilizzati criteri analoghi e comunque
congruenti per ciascun prospetto. Per le opere in legno di sistemi di chiusura (Sezione IV) la scelta del colore della tinteggiatura va fatto all’interno della gamma definita dai 7 colori. Le tonalità del grigio e dell’avorio sono indicate per i sistemi di chiusura di porte e finestre di quegli edifici che presentano soluzioni architettoniche in contrasto con il contesto edilizio storico nel quale sono inseriti
o di recente impianto (ossia dopo il 1945). Per i sistemi di chiusura realizzati in metallo vanno utilizzati i suddetti criteri. Per i sistemi di chiusura di opere in legno sono ammesse tutte le essenze naturali (vernici trasparenti), soprattutto quando sono tese a valorizzare le caratteristiche proprie dei materiali, ma non i colori imitativi di queste ultime.

OPERE IN FERRO
A meno di particolari e documentate situazioni, le opere in ferro di manufatti esistenti (ringhiere di balconi e ballatoi, sostegni metallici di lastre aggettanti, pluviali, ecc.) vanno tinteggiate con colori scuri (grigio scuro, verde scuro, marrone, nero). Per le opere in ferro (Sezione IV), la scelta del colore della tinteggiatura va fatto all’interno della gamma definita dai
7 colori. Le tonalità del bianco sono indicate per le opere in ferro di quegli edifici che presentano soluzioni architettoniche in contrasto con il contesto edilizio storico nel quale sono inseriti o di recente impianto (ossia dopo il 1945). Si consiglia l’utilizzo di tinte vernicianti a resa opaca o satinata.
La scelta delle tinte previste nella “cartella colori”, nel rispetto dei predetti criteri è libera, con le seguenti eccezioni:


a) I prospetti di edifici adiacenti devono avere colori diversificati, in particolare quando questi presentano spiccata differenza nelle proporzioni e nella partizione della facciata.
b) Le facciate prive di elementi architettonici devono, generalmente, prevedere una colorazione monocroma, ad esclusione dell’attacco a terra, modanature tese a caratterizzare i passaggi fondamentali.
c) La tinteggiatura deve essere limitata alle superfici intonacate.